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Tapering: l'arte di non fare niente (nel modo giusto)

Il tapering trasforma runner preparati in ipocondriaci con dolori misteriosi. Come ridurre il volume mantenendo gli stimoli e gestire la testa durante la taper week.

⏱ 4 min di lettura

Hai passato mesi a macinare chilometri. Hai seguito tabelle rigide, gestito i lunghi domenicali sotto la pioggia e imparato a convivere con la stanchezza cronica. Poi, a due o tre settimane dal grande giorno, arriva il momento di fermarsi. O meglio, di rallentare. Si chiama tapering ed è probabilmente la fase più difficile di tutta la preparazione.

Il principio è semplice: ridurre il volume di lavoro per permettere al corpo di riparare i danni muscolari e ricaricare le riserve di glicogeno, ovvero lo zucchero che i muscoli usano come carburante. L’obiettivo è arrivare al via con la freschezza necessaria per aggiornare-personal-best. Eppure, per molti runner, questo periodo si trasforma in un incubo psicologico.

La trappola della taper madness

Appena riduci il chilometraggio, il tuo corpo inizia a inviare segnali strani. Ti svegli con un dolore al polpaccio che non avevi mai sentito prima. Ti senti le gambe pesanti come se avessi corso una maratona il giorno prima. Inizi a dubitare della tua forma fisica e ti convinci di aver perso tutto il lavoro fatto.

Questa è la cosiddetta taper madness. È una reazione comune, quasi un rito di passaggio. Il tuo sistema nervoso, abituato a uno stress costante, entra in una sorta di crisi d’astinenza. La tua mente, che non ha più la stanchezza fisica a distrarla, inizia a cercare problemi dove non ce ne sono. È normale sentirsi irrequieti. È normale temere di essersi allenati troppo poco o, al contrario, di aver perso la brillantezza. Non è un segnale che stai perdendo la forma, è solo il segno che il tuo corpo sta finalmente smettendo di combattere contro la fatica.

Come gestire il volume senza perdere gli stimoli

Il segreto del tapering non è smettere di correre, ma cambiare il tipo di stimolo. Se riduci drasticamente il volume, ovvero il numero totale di chilometri settimanali, non devi necessariamente eliminare l’intensità. Anzi, mantenere dei brevi richiami di velocità è fondamentale per non far “addormentare” le gambe.

Se stai preparando una maratona, la settimana prima della gara non è il momento per testare nuove scarpe o fare allenamenti massacranti. Il volume deve scendere in modo graduale, solitamente del 30-50% nelle ultime due settimane. I lavori di qualità, come le ripetute o le corse a ritmo gara, devono diventare più brevi e meno densi. L’idea è quella di mantenere il sistema neuromuscolare attivo, ricordando alle tue gambe come devono muoversi, senza però creare micro-lacerazioni che richiederebbero giorni per guarire.

La gestione mentale nei giorni di riposo

Il tempo libero che guadagni riducendo gli allenamenti è un’arma a doppio taglio. Se lo usi per fissare il meteo ogni dieci minuti o per controllare ossessivamente i tempi degli altri iscritti, l’ansia salirà alle stelle. È il momento di gestire-ansia-pre-gara con distrazioni di qualità.

Dormi di più, cura l’alimentazione senza stravolgere le tue abitudini e dedica del tempo a attività che non c’entrano nulla con la corsa. Leggi un libro, guarda un film, esci con amici che non corrono. Più riesci a distaccarti dall’ossessione della prestazione, più il tuo sistema nervoso sarà pronto a gestire lo stress della competizione.

Cosa aspettarsi dal corpo durante il tapering

Durante la fase di scarico, il corpo attraversa diverse fasi di adattamento:

  • Ripristino delle riserve di glicogeno muscolare ed epatico.
  • Riparazione dei tessuti connettivi e delle micro-lesioni muscolari.
  • Normalizzazione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
  • Aumento della disponibilità di globuli rossi e miglioramento dell’efficienza enzimatica.
  • Sensazione di “gambe di legno” dovuta alla ritenzione idrica e al cambio di routine.

Non allarmarti se ti senti gonfio o se hai la sensazione di aver perso la coordinazione. Il tuo corpo sta trattenendo liquidi perché sta stoccando energia. Quella sensazione di pesantezza è spesso il segnale che le tue riserve di energia sono finalmente piene. Non cercare di “smaltire” questa sensazione con corse extra. Fidati del lavoro che hai fatto nei mesi precedenti. Il tapering non serve a migliorare la tua forma, ma a permettere a quella che hai già costruito di emergere.

Accettare l’incertezza come parte del gioco

Alla fine, il tapering è un atto di fede. Devi accettare che, per andare forte il giorno della gara, devi rinunciare alla gratificazione immediata di una corsa faticosa. È un esercizio di pazienza che molti runner sottovalutano.

Se ti senti stanco, riposa. Se ti senti ansioso, scrivi i tuoi pensieri o trova un modo per scaricare la tensione che non sia allacciarsi le scarpe. Ricorda che la forma fisica non svanisce in una settimana di riposo. Al contrario, è proprio in quei giorni di “non fare niente” che il tuo organismo consolida i miglioramenti ottenuti. Arriverai alla linea di partenza con le gambe riposate e la mente lucida. Sarà poi la gara a dirti quanto sei diventato forte, ma il lavoro vero è già stato scritto nei mesi passati. Ora devi solo lasciare che il tuo corpo faccia il suo mestiere.

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